Impotenza: cos’è il disturbo d’erezione e come funziona.

Non facciamo bene niente
finché non smettiamo di pensare
il modo di farlo.
William Hazlitt
Nella pratica clinica, mi capita molto spesso di imbattermi in questo fastidioso problema che accompagna numerosi uomini, e gli impedisce di vivere liberamente la propria sfera sessuale.
In cosa si traduce materialmente tale disturbo? Nella mancanza d’erezione prima di un rapporto, così da impedire un coito regolare.
Solitamente quando questi individui entrano nel mio studio, hanno già tentato una miriade di soluzioni diverse ma che non hanno funzionato. Terapie di vario genere, l’uso di medicinali come il Cialis, astinenze forzate, prostitute, provare e riprovare fino allo strenuo con la partner… Ma niente, sembra che non ne voglia sapere di funzionare, e in particolare proprio quando c’è bisogno di lui.
Solitamente infatti facendo autoerotismo, nella maggior parte dei casi tutto sembra funzionare perfettamente, dopotutto dalle visite specialistiche che di solito hanno fatto prima di venire da me, non viene evidenziato nulla di compromesso sotto la sfera biologica. Tutto funziona perfettamente, eppure non vuole saperne di sollevarsi nei momenti in cui servirebbe…
Come comprenderete questa situazione va a minare fortemente l’autostima del povero malcapitato, che inizierà a comportarsi e a pensare da impotente, mettendo in moto una serie azioni che come in un circolo vizioso mantengono e alimentano il problema.
Ma come nasce e si evolve l’impotenza? Di solito tutto nasce da una defaillance casuale che con effetto palla di neve gradualmente, ma in un breve lasso di tempo, si va ad ingigantire, facendo di un eccezione la regola.
In realtà però il vero problema di fondo che mantiene in maniera circolare il problema, risiede nel cercare di forzare una reazione che invece dovrebbe essere naturale.
Cercando di spingere coscientemente un sistema che coscientemente non può essere comandato, si vanno ad innescare una serie di pensieri che tutto fanno, tranne che creare eccitazione e portare un erezione vigorosa.
Ciò che dev’essere naturale, se spinto si inceppa…
Per fare un esempio concreto, è come se guidando l’auto cercassi di monitorare coscientemente tutte le operazioni che invece dovrebbero essere automatiche. Vi immaginate, pensare continuamente in che marcia sono, alla posizione dei pedali, dell’acelleratore, del freno , della frizione, monitorare costantemente gli specchietti, controllare ogni auto, la velocità, i giri del motore, ecc… Guidare sarebbe un incubo.
Per chiarire ancora meglio vi propongo una storiellina che spesso racconto ai miei pazienti per fargli capire come funziona il loro problema.
Un giorno una formica incontrò un centopiedi, incuriosita gli domandò: “ mi sono sempre chiesta, come fate voi centopiedi a muovere in perfetta sincronia tutte e 100 le gambe insieme”.
Il centopiedi rispose: “sai che non c’avevo mai pensato, in realtà non so come faccio, viene da sé”.
Detto questo si salutarono e ognuno continuò per la sua strada.
Ormai però il tarlo si era insinuato nella testa del povero centopiedi che iniziò a ragionare su come riuscisse a muovere le gambe. Cercando di controllare coscientemente ciò che prima gli veniva naturale, iniziò ad inciampare sulle proprie zampe, proprio perché erano talmente tante che non riusciva a comandarle una ad una pensandoci.
Lo stesso succede ad ognuno di noi quando cerchiamo di controllare ciò che non è controllabile, con il risultato di perdere completamente il controllo. Nel caso dell’impotenza questo stato può produrre due possibili scenari in base al sistema percettivo reattivo di chi cade nel tranello, un impotenza su base ansiosa o su base depressa.
Impotenza su base depressa
La domanda sorge spontanea: E’ l’impotenza che porta alla depressione o viceversa? Purtroppo non so rispondere a questa domanda, probabilmente come dicevo sopra il tutto si instaura da una serie di concomitanze casuali che riproposte in modo circolare si alimentano a vicenda.
Certo è che per un uomo, perdere la virilità, rappresenta un grosso colpo alla propria autostima e di conseguenza al sapersi confrontare con gli altri, con il mondo e con se stesso.
La depressione potrebbe rappresentare quindi una risposta disfunzionale all’incapacità di risolvere il problema che ci si trova ad affrontare. Essendo minato il proprio senso di autostima e di autoefficacia ecco che l’insoddisfazione e la sensazione di non farcela possono amplificarsi fino ad investire più ambiti di vita e portando insoddisfazione per qualsiasi attività praticata.
In questi casi sarà necessario che la terapia sia mirata a risolvere di pari passo la depressione e l’impotenza dato che rappresentano due facce della stessa medaglia.
Le tentate soluzioni messe in atto più usualmente sono:
In una prima fase, mettersi continuamente alla prova tentando e ritentando fino allo strenuo ma ottenendo risultati sempre peggiori, fino a cadere in un baratro dal quale non sembra ci sia via d’uscita.
Visite specialistiche e utilizzo di medicinali specifici per l’erezione. Vi sembrerà strano ma nemmeno questa soluzione funziona, proprio perché a produrre il problema non è un disordine di tipo fisiologico come un infiammazione o un virus, ma il nostro modo di percepire e reagire. Se non si interviene su questi aspetti, ogni forma di terapia è destinata al fallimento.
Una volta concretizzato il proprio senso d’incapacità nel risolvere il problema (dopo averle provate tutte) si passa alla rinuncia alla pratica sessuale per paura di fallire e di sprofondare ancora di più nel baratro, non solo nei confronti di se stessi ma anche della partner.
si passa quindi al vittimismo che scaturisce dalla rinuncia.. L’autoinganno celato è: non sono in grado di risolvere il problema, quindi rinuncio, quindi sono vittima di ciò che mi accade, non posso farci niente…
Delega pretende. Quando il senso d’incapacità arriva ad investire molti ambiti di vita, il soggetto inizia a non prendere più iniziative, non riesce più a fidarsi di se stesso e delle proprie capacità, proprio perché da solo non riesce a trovare una via d’uscita. Per questo tende a delegare agli altri la soluzione dei propri problemi. Addirittura, visto che si sente vittima, l’aiuto degli altri non viene percepito come un piacere, ma come dovuto.
Impotenza su base ansiosa
Per gli ansiosi è la paura stessa di provare ansia l’ostacolo più grande, che provoca forte disagio prima dell’attività sessuale.
Dato che in questa prospettiva il sesso diviene più pericoloso che piacevole una delle tentate soluzioni più utilizzate e evitare di arrivare ad avere rapporti (mi tengo lontano da ciò che mi fa stare male). Se tale condizione permane per lungo tempo si può giungere anche ad evitare l’universo femminile proprio per non correre il rischio di arrivare a fare sesso. Come comprenderete però tenersi lontano da ciò che temo non fa che amplificare le mie paure che rappresenteranno ogni giorno un ostacolo sempre più alto da superare proprio perché lo costruisco io in quel modo. Quindi non arriverò mai a risolvere il problema iniziale proprio perché evito di confrontarmici e oltretutto mi costringerò a limitare fortemente la mia vita sia sotto la sfera sociale che personale. C’è in oltre da considerare che l’ansia da prestazione sessuale, solitamente rappresenta solo una piccola parte delle paure che man mano nel tempo si costruiscono gli ansiosi. La tentata soluzione più utilizzata per tutto ciò che secondo loro potrebbe innalzare i loro livelli di ansia è l’evitamento delle situazioni ritenute pericolose. Ecco che quindi di solito quando arrivano da me la loro vita è fortemente minata da tutti i limiti che si sono autoimposti per cercare di non stare male, e il sesso non è che uno dei tanti aspetti che non riescono a vivere serenamente.
In questo caso la terapia sarà mirata in un primo step a risolvere i problemi legati all’ansia. Solo in un secondo momento (quando la tartaruga riesce a tirare furi la testa dal guscio con coraggio) si può passare al trattamento vero e proprio dell’ansia da prestazione sessuale.
Per riassumere
Ho ritenuto necessario operare queste due distinzioni perché a livello di trattamento terapeutico le differenze sono sostanziali.
E’ altresì vero che in ogni caso, quando si parla di impotenza, il fulcro del problema risiede sempre nel cercare di rendere cosciente qualcosa che invece deve essere naturale.
Il pene non è un muscolo che posso muovere volontariamente. L’erezione avviene solo in condizioni adatte e non può essere forzata. Anzi, come per il cento piedi, una volta che ho rotto il naturale funzionamento, sarà molto difficile ricominciare a camminare normalmente, perché essendoci un problema sarò costretto a pensarci e pensandoci non lo rendo spontaneo, non essendo spontaneo non funziona, allora ci penserò ancora alimentando sempre di più il problema in maniera circolare.
La terapia Breve Strategica risulta molto efficace nel trattamento dei disturbi sessuali in genere, attestando una percentuale di riuscita degli interventi del 91%, per problemi relativi a difficoltà d’erezione, eiaculazione precoce, vaginismo e dispaurenia e disturbi del desiderio.
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