Cosa sono le logiche ordinarie e non ordinarie? Come si utilizzano nella risoluzione dei problemi?

“La logica vi porterà da A a B. 
L’immaginazione vi porterà dappertutto”. 
(Albert Einstein)

Nel precedente articolo (Perché tendiamo a pensare e comportarci rispecchiando il nostro io? Le tentate soluzioni) abbiamo detto che la maggior parte delle patologie, nel loro agire, fanno leva sul nostro essere, seguendo le logiche non lineari.

Di cosa si tratta?
Le logiche sono i modelli che seguiamo nella costruzione di una toria e nella sua messa in pratica, si costruiscono sul nostro modo di vivere e di essere, percepire e reagire. In particolare le logiche ordinarie, o Aristoteliche, sono il retaggio di centinaia di anni di storia, e la maggior parte della nostra vita si regge su questa logica stringente per la quale ciò che è bianco non può essere nero, e in più ci deve essere un nesso tra causa ed effetto.
Quindi se mi succede una certa cosa, è successa perché ci dev’essere una ragione, un’origine. Spesso e volentieri la maggior parte delle risorse vengono indirizzate alla ricerca delle cause.
Anche Freud nel suo modello analitico ha cercato le risposte alle proprie domande utilizzando le logiche lineari. La domanda che si era posto era infatti, “se un individuo soffre di una psicopatologia, ci devono essere state delle cause che l’hanno innescata”. In un primo momento credette di trovare la risposta, sostenendo che i malati di disturbo mentale avessero subito dei traumi poi rimossi. Successivamente però, dato che i malati erano davvero tanti e risultava poco credibile che tutti avessero vissuto episodi violenti, con la seconda teoria della seduzione, ipotizzò che le esperienze traumatiche potessero essere anche solo immaginate. Su questa scia si sono poi mosse fino alla seconda metà del 1900 tutte le altre scuole di psicoterapia. La teoria di fondo seguita da queste scuole psicoterapiche, è che scoprendo le cause che hanno dato origine al disturbo mentale e rendendole accettabili, un certo disturbo può essere superato. In realtà questo modo di vedere le cose, è molto limitato e per diverse ragioni. Prima di tutto posso sempre e solo ipotizzare come realmente siano andate le cose, visto che non ci saranno mai prove a supportare la veridicità delle congetture sul passato che posso elaborare nel presente. Inoltre se anche riuscissi a comprendere le cause reali che mi hanno condotto all patologia, che utilità posso trarne oggi, se non un po’ di soddisfazione personale?

Detto questo, posso cercare di farvi comprendere cosa sono le logiche non lineari e come si utilizzano concretamente per affrontare i problemi di tutti i giorni.

Prima di tutto va immediatamente evitato il nesso di causalità, quindi non andrò ad analizzare le cause che hanno portano ad una certa situazione, ma come questa si mantiene ed evolve nel presente. Daltronde non posso sicuramente cambiare ciò che ormai è avvenuto. Temporalmente infatti possiamo solo agire sul presente, in modo che diventi il preludio del futuro che vorrei. Quindi andremo a valutare quali comportamenti, pensieri, azioni vengono messi in atto nel presente e che mantengono vivo il prblema. Ne abbiamo già parlato in un precedente articolo, mi riferisco alle tentate soluzioni disfunzionali. Quindi quei reiterati tentativi di soluzione che invece di risolvere il problema lo hanno complicato. Una volta compreso le modalità disfunzionali attuate, sarà quindi necessario cambiare prospettiva e pianificare una nuova modalità di risulzione che questa volta risulti però funzionale. Per fare questo è però necessario vincere la resistenza al cambiamento. Di cosa si tratta? Abbiamo osservato come il nostro percepirsi noi stessi sia il prodotto della strutturazione cerebrale che si compone rispetto al nostro vissuto per rispecchiare il nostro essere (Cosa vuole dire essere se stessi? Cosa mi rende la persona che sono?). Quindi è la fisicità stessa delle nostre strutture cerebrali a renderci noi stessi. Il nostro cervello rispecchiando i propri schemi e il proprio senso di coerenza interna, tenderà a farci riproporre le modalità di risposta che ha sempre utilizzato. Più ho messo in atto certi schemi comportamentali più le connessioni che le generano saranno forti e difficili da eliminare. Quindi cercare di cambiare aspetti molto importanti nella struttura dell’io è molto difficile perché il nostro cervello stesso cercherà di continuare a fare come ha sempre fatto. Questa si chiama resistenza al cambiamento. Per superare questo ostacolo vengono appunto utilizzate le logiche non lineari perché agendo direttamente con il buon senso troverei delle resistenze così forti da impedirmi di produrre un cambiamento. Come utilizzare quindi concretamente le logiche non lineari?

Cerco di favi comprendere con un esempio. Prendiamo il disturbo ossessivo compulsivo DOC, con paura delle contaminazioni batteriche. Come funziona il problema. Il pensiero ossessivo, fuori dal controllo cosciente, spinge chi soffre di questa tipologia ad avere un tarlo fisso in testa che provoca grossa tensione, ansia e sofferenza. Un pensiero tipico potrebbe essere: attento che se tocchi quell’oggetto poi sarai contaminato. Per alleviare queste sofferenze di solito vengono usati diversi tipi di tentate soluzioni disfunzionali, che abbiamo detto, alleviano la sofferenza al momento ma poi via via divengono la gabbia in cui l’individuo si chiude da solo.
Inizierà allora ad evitare di esporsi alle situazioni di pericolo, che diverranno via via sempre più numerose, impedendogli di vivere la vita che vorrebbe.
Cercarà di non pensare ai pensieri fastidiosi, che però così iniziano ad emergere spontaneamente. Oppure, quando costretto a toccare qualcosa di pericoloso, cercarà di riparare al danno fatto, andando a lavare le parti esposte alle contaminazioni, seguendo un certo rituale ripetitivo. Potete rendervi conto da soli quanto questo problema divenga ogni giorno più invalidante. In più i parenti e le persone che gli stanno intorno cercheranno di aiutarlo meglio che possono, ma dato che non hanno armi concrete, divenerranno via via sempre più complementari al problema, finendo anche loro per divenire ostaggi del volere delle ossessioni. Seguendo le logiche ordinarie si muoveranno suggerendogli ad esempio di non lavarsi o di uscire di casa. Ma questi suggerimenti sono destinati al fallimento dato che lavarsi fa effettivamente sentire meglio il sogetto e rimanere in un ambiente protetto diminuisce il rischio di contaminazioni pericolose.

Come fare all’ora?

In Terapia strategica in questi casi si utilizza lo stratagemma di portare il nemico in soffitta e togliere la scala. Cioè agire nella stessa direzione dell’ossessione e della compulsione senza contrastarla ma anzi, incrementandola facendola addirittura passare per un vantaggio. Quindi per fare un esempio, se il soggetto dopo aver toccato un oggetto per lui contaminato, si lava le mani per tre volte, noi ingiungeremo. Bene qunado ti succede questa cosa hai due possibilità, o non ti lavi o ti lavi per 5 volte. Direte voi, ma così faccio il gioco della compulsione… Esatto, ma giocando secondo le regole che noi abbiamo imposto, l’ossessione non vivrà più di vita propria, ma sarà il soggetto a scegliere di lavarsi per 5 volte. In pratica, rompendo gli schemi ossessivi, la “credenza magica di protezione” si infrange, trasformando un sintomo, cioè la compulsione, in qualcosa di prescritto, e per tanto non più imposto dalla ritualità. Inoltre con questa prescrizione, portiamo l’individuo a riapproriarsi delle proprie possibilità decisionali, non contrastando ma asseconando i pensieri e le azioni ossessivo compulsive. Tutto questo, con il fine per vincere la resistenza al cambiamento, facendo sperimentare da subito che è possibile fare diversamente. Quindi prescrivendo il sintomo, sarà esso stesso a perdere il suo valore di sintomo. Dopotutto che sintomo è se ti dico io di doverlo mettere in atto. Su questa scia, andrò gradualmente ad incrementare le mie richieste, passando man mano a: puoi scegliere di non farlo ma se lo fai lo farai 7 volte, e se non basta, passiamo a 10 incrementando via via, finché il sintomo non sarà portato a saturazione. Lo scopo fianle è quindi far diventare la cosa talmente oppressiva da portare naturalmente a saturazione il sintomo ossessivo compulsivo. Naturalmente questo è solo un aspetto delle numerose manovre che vengono svolte in sede terapeutica, ma questa prescrizione può farvi comprendere chiaramente come l’uso delle logiche non lineari risulti spesso sorprendente proprio per la controtendenza rispetto alle usuali logiche di pensiero. Una semplice “all’aspetto” prescrizione, che fa sentire da subito la possibilità di una nuova prospettiva. Non è un cambiamento comportamentale, ma la scoperta dell’esistenza di una possibile alternativa. Non imposta con la sofferenza o il sacrificio, come ad esempio avviene nelle terapie cognitivo comportamentali, ma che si sovrappone come uno specchio sul vecchio modo di fare, modificando la percezione di fondo. Non capire, ma sentire…

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